Sei un vero Spartano?

«Dove è ora campagna, lì fu la capitale della Magna Grecia; dove è Taranto, là sorgeva una rocca ardita; tu Quinto Fabio Massimo, voi Goti e Saraceni non gloriatevi. Distruggeste crudelmente la città, ma potevate annullare le sue delizie, lo straordinario spettacolo della natura?»

Qual'è la più antica colonia della Magna Grecia

Correct! Wrong!

Chi era l'eroe spartano condottiero dei Parteni?

Correct! Wrong!

Cos'è l'Oracolo di Delfi?

Correct! Wrong!

Dove si trova il fiume Tara?

Correct! Wrong!

Cos'è un Anfiteatro

Correct! Wrong!

Sei un vero Spartano?
Ottimo, hai dimostrato di essere un vero Spartano.
La cronologia tradizionale assegna la data della fondazione di Taranto al 706 a.C. Le fonti tramandate dallo storico Eusebio di Cesarea, parlano del trasferimento di Parteni figli di schiavi iloti e donne spartane, come coloni Sparta in questa zona per necessità di espansione o per questioni commerciali o perché di sovrappopolamento ed esclusi dalla distribuzione delle terre. Questi, approdando sul promontorio di Saturo e fissando i primi insediamenti portarono una nuova linfa di civiltà e di tradizioni. La struttura sociale della colonia sviluppò nel tempo una vera e propria cultura aristocratica, la cui ricchezza proveniva, probabilmente, dallo sfruttamento delle risorse del fertile territorio, che venne popolato e difeso da una serie di "phrourion", piccoli centri fortificati. A differenza delle altre città della Puglia (come Bari e Brindisi), Taras (Taranto) non fu annessa all'Impero romano se non centinaia di anni dopo la fondazione, anzi numerose guerre riportano eventi durante i quali l'esercito romano si ritirò sconfitto, come nella battaglia di Eraclea ad opera di Pirro. La leggenda racconta che nell'VIII secolo a.C., l'eroe spartano Falanto divenne il condottiero dei Parteni, cioè di quel gruppo di cittadini nati durante la guerra messenica, dell'aristocrazia femminile e gli schiavi iloti al potere nella città di Sparta. Consultando l'Oracolo di Delfi prima di avventurarsi per mare alla ricerca di nuove terre, apprese che sarebbe giunto nella terra degli Iapigi, e che avrebbe fondato una città quando egli avesse visto cadere la pioggia da un cielo sereno e senza nuvole (in greco ethra). Falanto si mise in viaggio, fino a quando giunse nei pressi della foce del fiume Tara. Dopo i primi scontri con gli Iapigi che lo videro sconfitto, addormentatosi sul grembo della moglie, ella cominciò a piangere a dirotto ripensando alle difficoltà sopportate dal marito, bagnando con le sue lacrime il suo volto. L'oracolo si era avverato, una pioggia era caduta su Falanto da un cielo sereno: le lacrime della moglie Etra. Etra è un nome la cui origine etimologica è: cielo sereno. Sciolto l'enigma, l'eroe si accinse a fondare la sua città lì, presso l'insediamento iapigio di Saturo. Un'altra leggenda, complementare, racconta della nascita della città ad opera di Taras, uno dei figli di Poseidone. Circa 2000 anni prima di Cristo, Taras sarebbe giunto in questa regione con una flotta, approdando presso un corso d'acqua che poi da lui stesso avrebbe preso il nome: il fiume Tara. Mentre sulle rive italiche dello Ionio Taras compiva sacrifici per onorare suo padre Poseidone, gli sarebbe apparso improvvisamente un delfino, segno che avrebbe interpretato di buon auspicio e di incoraggiamento per fondare una città da dedicare a sua madre Satyria o a sua moglie Satureia e che chiamò quindi Saturo, località tuttora esistente[3][4]. Un giorno Taras sarebbe scomparso nelle acque del fiume e dal padre sarebbe stato assunto fra gli eroi. L'antica città di Taranto ebbe un grande culto per il dio Poseidone e naturalmente nella città, non poteva non essere eretto un tempio dedicato a questa divinità. Più tardi, nel II millennio a.C., giunsero dal mare nuove popolazioni indoariane, che, attratte dalla particolare conformazione della costa, costruirono le loro case su palafitte. Un po' alla volta gli arii riuscirono a sottomettere le popolazioni locali ed a controllare tutto il territorio.
Non hai dimostrato di essere un vero Spartano.
Nonostante i tuoi sacrifici non sei uno dei nostri. L'Oracolo di Delfi non mente.

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